Damas pittura per mostra Museo



Damas [particolare], 2013. Tecnica mista su legno 51x71
 
 
 




Ahmed Ben Dhiab 




L’arte come nutrimento spirituale. Mostra di pittura



Museo Civico di Castano Primo
 
Via Corio, Castano Primo [Mi]
 
dal 23 maggio al 14 giugno 2015
 
Orari: da martedì a domenica ore 16|19. Chiuso il lunedì. Ingresso libero



 
  
INAUGURAZIONE sabato 23 maggio ore 17                                                  
con performance dell’Artista Ruggero Tajé
 

sabato 13 giugno ore 17                                                                   

Lectio e performance dell’Artista Massimo Mori
sul tema della mostra, L’arte come nutrimento spirituale





Curatrice
Francesca Limoli  


Infoline 333.4355744


  




Città di Castano Primo
‘OltrExpo 2015’ 


Con il patrocinio di

Commissione Europea
25° Festival Cinema Africano Asia America Latina, Milano
Area N.O., Firenze
Centre Culturel Voce, Corsica | Francia
Ecoistituto della valle del Ticino
Polo Culturale del Castanese
La Milano che Conviene
Pro Loco di Castano Primo


Media partner

Quotidiano Nazionale Il Giorno








Sopra: Villa Rusconi, sede del Comune. Sotto: entrata del Museo Civico di Castano Primo, a lato di Villa Rusconi 





 
Una mostra personale di Ahmed Ben Dhiab è sempre un evento. Per questo, nel contesto dell’importante rassegna estiva ‘OltrExpo 2015’, la nostra Amministrazione non poteva rinunciare ad un’occasione così importante [cui presenzieranno anche gli artisti Ruggero Tajé e Massimo Mori], interculturale ed internazionale, in grado di arricchire il panorama delle iniziative già in calendario. L’artista protagonista de ‘L’arte come nutrimento spirituale’, nasce infatti a Tunisi e vive tra Parigi e l’Italia. Già noto nella nostra città per essere stato il direttore artistico del Festival internazionale «Celebrazione», Ben Dhiab è anche consigliere, direttore artistico e collaboratore presso diverse Istituzioni Culturali internazionali in Europa. Professore d’arte, vanta un’importante discografia consacrata alla poesia mistica araba e, dal 1974, espone in Francia, Italia, Paesi Bassi, Messico, Brasile, Stati Uniti. La sua ultima creazione artistica è un libro di poesia [«Jamila dit» Edizioni L’Harmattan, Parigi 2015]. Più volte definito geniale artista franco-tunisino, la sua arte raccoglie tutti i profumi, le melodie, ma anche le urla di questa immensa cultura che abbraccia l’Occirente [termine che sintetizza l’Oriente e l’Occidente, caro al saggista e poeta Jalel El Gharbi].
 
L’Assessore alla Cultura Luca Fusetti                                                                                 Il Sindaco Giuseppe Pignatiello                                                                
  



Un evento in eco a EXPO Milano 2015, a nutrire il pianeta, ad attraversare il pianeta, per nutrirlo. Ahmed Ben Dhiab è qui con noi, nella Parigi del nostro cuore, nella Tunisi del nostro cuore. Le sue pitture ci cercano ovunque e lasciano orme sul terreno dove si cammina, da Castano al deserto, all’universo, al nodo delle nostre gambe fuggevoli.
Apro il petto di Ahmed e scopro uragano e oro.
 
La Curatrice Francesca Limoli













La Curatrice e lArtista. Foto di Dino Torchio







 









AHMED BEN DHIAB


 






 
NOTA BIOGRAFICA 

Ahmed Ben Dhiab nasce a Tunisi e vive tra Parigi e l’Italia. Porta in lui tutte le arti del possibile, dalla pittura al canto, dalla regia alla musica, alla poesia. Ne ha fatto la sua respirazione integrale, rivisitata dal mistero. Direttore artistico del Festival internazionale «Celebrazione» in Italia dal 1998 ad oggi. Consigliere, direttore artistico e collaboratore presso diverse Istituzioni Culturali internazionali in Europa. All’età di cinque anni inizia a dipingere, scoprendo il Museo Nazionale del Bardo a Tunisi. Pittore restauratore della Grande Moschea di Kairouan in Tunisia. Professore d’arte. Importante discografia consacrata alla poesia mistica araba. Dal 1974, esposizioni di pittura in Europa, Francia, Italia, Paesi Bassi, Messico, Brasile, Stati Uniti... [opere in collezioni pubbliche e private]. Tra le mostre si ricordano: Centre George Pompidou a Parigi, Biblioteca Nazionale di Firenze, Arcos da Lapa a Rio de Janeiro, 6 M.I.P. - antico tempio di Santa Teresa a Città del Messico, University of South Florida a Tampa [Stati Uniti], Palazzo della Ragione a Verona, Fondazione Luciano Benetton - Museo Carlo Bilotti di Villa Borghese a Roma. Numerose pubblicazioni di libri di poesia, cataloghi di pittura e libri d’arte… Suo ultimo libro di poesia: «Jamila dit» Edizioni L’Harmattan, Parigi 2015. Ben Dhiab espone e si produce ancora come pittore e cantante nei più prestigiosi eventi attraverso il mondo. 




 
Geniale artista franco-tunisino, insieme pittore, poeta, regista, compositore e cantante, la sua arte titilla tutti i profumi, le melodie, ma anche le urla di questa immensa cultura che abbraccia l’Occirente [termine che sintetizza l’Oriente e l’Occidente, caro al saggista e poeta Jalel El Gharbi]. Ahmed Ben Dhiab è in effetti proprio un figlio di questo melting pot transcontinentale millenario che unisce l’Alhambra di Granada ai Buddha di Bamiyan via Canzoniere, I Miserabili e i Diritti dell’uomo, che i barbari della storia, della politica, della guerra e degli integralismi religiosi non sono mai riusciti a soffocare.   
 
Giulio-Enrico Pisani
scrittore e critico darte 





Come il soffio che trasporta il derviscio rotante in uno slancio irreprimibile, la voce profonda, riconoscibile di Ahmed genera vibrazioni all’unisono con la mano che scrive, dipinge, disegna. (...) La sua appartenenza prima ad una sorgente che egli designa e vive come sacra, quella del sufismo, determina il suo cammino solitario. Cammina, ispirato, guidato dalla voce interiore d’un canto che lo abita e che restituisce in un’opera contemporanea dalle referenze culturali arcaiche e nondimeno viventi. (...) Ben Dhiab spazza via tutto il campo della ricerca umana dalle pitture rupestri in poi, non scientificamente, con applicazione, ma nel disordine della memoria da cui sa far emergere ciò che corrisponde al suo desiderio del momento, riferendosi agli ideogrammi o ai pittogrammi delle scritture più antiche. Inventa a sua volta il suo vocabolario plastico, il suo cosmo, i suoi mari e le sue sirene, non serbando che gli astri preferiti del poeta, la luna e il sole. Privilegia le divisioni in figure geometriche, rettangoli e quadrati, allusione alle tavolette di terra, dall’apparenza magica, alle quadrettature dei giochi della dama ai quali si esercitano sempre i vecchi yemeniti seduti sulla sabbia spianata delle vie di Shibam. Ahmed Ben Dhiab circola attraverso i segni temporali, i simboli maggiori sempre da reinventare, da rendere propri, da trasformare. L’artista contemporaneo, non esce dal nulla, nasce con la sua mitologia, la sua memoria, fa il suo apprendistato e a poco a poco svela, svelandosi a sé stesso, una parte del segreto dell’esistenza presente e a venire. Più che chiunque altro Ahmed naviga tra ciò che è conosciuto e ciò che è da apprendere. (...) Bagdad, una città nel cuore. Bagdad cantata da Ahmed Ben Dhiab (...) sempre per le vie dell’arte, raggiungendo le voci di Rûmi (...). La voce di Farid Al-Din-Attar i cui uccelli attraversano a volte la tela. Poesia dell’amore divino che illumina ogni amore.
 
Nicole de Pontcharra
scrittrice e critica darte











Rêve [particolare], 2015. Tecnica mista su tela 60x60











A.B.D. Production
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